domenica 30 gennaio 2011

Fortunino Matania

Ecco un quadro, più che un'illustrazione, di Fortunino Matania. Per chi non lo conoscesse, Matania è stato un abilissimo illustratore napoletano, vissuto fra la fine dell'ottocento e metà novecento. Questi ha lavorato, per gran parte della sua carriera, per giornali e riviste inglesi.
Il quadro qui sopra raffigura un episodio della prima guerra mondiale. Non ha bisogno di commenti.......come le più grandi opere, parla da solo (per chi è sensibile, talvolta, le immagini possono suscitare emozioni quanto la musica).
Il titolo è "Addio caro amico".

sabato 20 novembre 2010

Mostra a Trieste


Segnaliamo che oggi alle 18.00 ci sarà l'inaugurazione della mostra personale di Sergio Budicin a Trieste (Galleria Rettori Tribbio, piazza vecchia 6). La mostra rimarrà aperta sino al 3 dicembre 2010.

giovedì 4 novembre 2010

Chardin


Approfittiamo della mostra in corso su Chardin, che si svolge a Ferrara per inserire qualche natura morta del pittore francese.
E' interessante notare il colore denso con il quale Chardin interpretava le forme e tutti gli effetti di sgranato che riusciva ad ottenere sulla superficie.


E' stato riportato che Chardin dipingeva appoggiando le pennellate una accanto all'altra senza mescolare i colori sulla tela. Guardando i quadri a distanza, gli sgranati producono l' effetto di sfumatura che costituisce il passaggio intermedio fra i toni.

mercoledì 3 novembre 2010

Riflessioni

Cos'è che l'occhio guarda volentieri? vi siete mai posti questa domanda? Perchè spesso ci rendiamo conto che un bel paesaggio naturale ci da delle sensazioni più positive di una squallida periferia di città?
Talvolta preferiamo vedere una piccola casetta in pietra, costruita secondo i canoni di una volta, piuttosto che un palazzo in cemento alto venti metri.
Perchè, sulla casetta in pietra, i fiori, che si mettono sul balcone, stanno meglio? Perchè sulle terrazze dei palazzi di cemento nemmeno viene l'idea di mettere dei fiori all'esterno?
Perchè fino a inizio novecento qualsiasi costruzione aveva almeno un abbellimento, un ornamento, un fregio, all'entrata? Perchè adesso nessuna nuova abitazione concepisce questo? forse perchè è superfluo?
Chiediamoci allora perchè qualcuno ancora appende dei quadri sulle pareti di casa propria.
Perchè in qualche modo cerchiamo di coprire quella parete vuota?
Forse ci siamo dimenticati che noi, volendolo o no, rimaniamo passivi a ciò che ci circonda.
Vivere in una stanza spoglia, a lungo andare, inardisce. Forse ancora peggio: crea ansia e depressione.
Questo poche persone lo ammettono. I razionalisti tacitamente snobbano l'arte. Vedono un grande spreco di tempo il fatto di decorare delle stanze o fare dei monumenti che costano.
E' molto più semplice e veloce addobbare una piazza con dei piloni in cemento armato piuttosto che ingaggiare uno dei pochi scultori che ancora sono in grado di rappresentare qualcosa di bello e che dia una sensazione positiva a chi la guarda.
Ma quando si risparmiano i soldi in questo modo, l'unico risultato ottenuto è un aumento dello squallore. La gente che passa in una piazza, deturpata da qualsiasi mostruosità che si spaccia per arte moderna, che sia indifferente o no, percepirà lo squallore e la decadenza. E questo inciderà sulla loro vita, che essi lo vogliano o no.
Così come, quando guardiamo un film, ad esempio, le immagini che scorrono acquiscono un significato in base alla musica che c'è come sottofondo. Se la musica è tesa, noi non potremo fare a meno di sentire la tensione, anche se siamo ben consci che è una finzione. Ma quella musica entrerà comunque nel nostro subconscio (esperimenti hanno riscontrato un aumento del battito cardiaco ed altri effetti in crescendo, dipendenti dalla musica).
E così quando passiamo di fretta in città o in qualsiasi posto, anche se non ne siamo consci, quello che ci circonda influisce sulla nostra psiche.
Questo concetto, guarda caso, era noto a tutte le civiltà del passato. A Creta, ad esempio (e parliamo di più di 3000 anni fa), la cosa più spontanea era quella di riportare all'interno dei palazzi o delle case un frammento di natura (non è forse arte questa?).


I grandi razionalisti e materialisti di adesso implicitamente calcolano che gli antichi Greci fossero degli imbecilli a studiare le forme e le proporzioni armoniche delle colonne e dei capitelli.
Però è strano: anche gli Indiani dell'India, dovevano esserlo, se hanno prodotto quell'arte in passato, e pure i Cinesi, che appartengono ad una civiltà ancora più lontana dalla nostra, e pure le popolazioni pre colombiane che, spontanteamente, hanno sviluppato l'arte in Sud America.
Insomma, il novecento ha fatto crescere molto l'uomo occidentale: la cultura avanguardista ha messo accanto ai quadri di Leonardo da Vinci delle tele inguardabili e ha detto che sono entrambe arte. Siamo daccordo che ogni quadro può avere un'interpretazione e un significato ma stiamo attenti nel distiguere una cosa che inconsciamente trasmette pace e grandezza da una che entra nel nostro subconscio come squallore e depressione.



L'arte di Joaquin Sorolla (1863-1923 - qui sopra 'El sol de la Tarde') è superata? oppure è l'unico modo per nascondere che non ci sia più nessuno che sia capace di fare altrettanto?

martedì 2 novembre 2010

I piani della testa

Per fare un ritratto è opportuno conoscere bene i piani della testa umana. I piani non sono null'altro che la semplificazione delle superfici aventi la stessa inclinazione. Per capirsi meglio, suddividere una testa in piani è paragonabile al prendere una forma grezza per sbozzarla in maniera squadrata.
Numerosi autori di libri sull'illustrazione concepiscono la testa umana come una sfera (vedi Loomis). La sfera poi viene ad essere tagliata ai lati in corrispondenza delle tempie. Questa è la primissima semplificazione.
Uno dei primi artisti che, in pittura, intuirono questo concetto e ad applicarlo in modo sistematico fu Velasquez (Michelangelo e Tiziano sono stati, in ogni caso, i precursori).

Consigliamo a tutti gli amanti del ritratto di studiare il modo in cui Velasquez "scolpiva le teste". Prima di lui non molti pittori erano riusciti a rendere la tridimensionalità in maniera così convincente.
Qui sopra, il celebre ritratto di Innocenzo X (Roma, Galleria Doria Pamphili) di Diego Velasquez.

venerdì 10 settembre 2010

J.W.Waterhouse


Dopo un pò di tempo di inattività estiva, riapriamo con un nuovo post, dedicato a J.W. Waterhouse.
Questo pittore non è certamente menzionato nei libri di storia dell'arte scolastici, anche se spesso molti libri di narrativa si appropriano delle sue immagini e le usano per le copertine.
Anche Waterhouse può essere definito preraffealita; i suoi modelli sono stati Leighton e Alma-Tadema.


Guardando i quadri da vicino, è sorprendente notare la leggerezza dei passaggi di tono e delle sfumature. Egli deteneva senz'altro un primato nel trattare la materia; le sue carnagioni e i vestiti godono di un trattamento che ben pochi pittori sono riusciti ad ottenere.




domenica 23 maggio 2010

La Belle Epoque

Ecco un esempio di disegno stilizzato. Il pittore A .Mucha, che aveva disegnato numerose figure per le pubblicità della Belle Epoque, aveva trovato una semplificazione, nella descrizione delle forme, basata su un approssimazione. Le linee dalle curvature dolci e dai contorni decisamente marcati sono il marchio di fabbrica di questi disegni. I capelli sono trasformati in ornamenti che si piegano in modo dinamico e armonioso. Potrebbe essere un esercizio divertente quello di prendere una figura da una foto e provare a riprodurla seguendo questa stilizzazione.

lunedì 10 maggio 2010

Il Flyin' Dutchman


E' facile che l'occhio rimanga attratto dalla scena rappresentata in questo quadro. Sarà lo sguardo magnetico e iniettato di sangue del Dutchman?
Sicuramente sono diversi gli elementi che concorrono a creare attrattiva. Certamente il disegno e la figura non sono propriamente realistici. Però ovviamente più di qualcuno noterà che l'immagine sinistra del pirata è portata al limite dell'espressivita, fino quasi al grottesco. Questo è un aspetto. Poi c'è la nave. L'inclinazione pericolosa da subito un brivido. Noi tutti siamo abituati a provare emozione ogni volta che il nostro piano di appoggio o l'orizzonte visivo si altera, in maniera da dare la sensazione di precarietà.
Un altro segreto dell'attrativa di questo quadro sta nella composizione dei toni. Sapreste dire perchè?
In ogni caso, su questo argomento torneremo più avanti poichè la materia è molto vasta e non immediatamente comprensibile. Resta un ultima cosa da svelare. Chi l'ha dipinto?
Bè Howard Pyle ovviamente, colui che è considerato il padre e il punto di riferimento di tutta l'illustrazione americana.

venerdì 7 maggio 2010

Cavalli


Per rappresentare dei cavalli o qualsiasi altro essere vivente in movimento, è necessario compiere un operazione di selezione. Non tutte le fasi del galoppo, ad esempio, sono egualmente significative o incisive.
Nel quadro qui sopra, di Sergio Budicin, ogni animale è stato rappresentato in una fase del movimento differente, così che, nell'insieme, il gruppo abbia la dinamicità che la raffigurazione richiede.

mercoledì 28 aprile 2010

L'armonia dei colori

Uno dei capitoli più controversi della teoria dei colori è quello sull'armonia, appunto, dei colori.
In molti libri si parla delle triadi, degli armonici analoghi, complementari ecc. ecc.
Se abbiamo presente lo spettro dei colori, sottoforma di disco, è abbastanza semplice farsi un idea di quali siano i colori complementari l'uno all'altro. Il rosso è complementare al verde, il giallo è complementare al blu. Ebbene la teoria dice che l'accostamento di due complementari o di due o più analoghi (colori vicini l'uno all'altro sulla scala) produca armonia. Anche l'utilizzo di soli tre colori dello spettro (ad esempio i tre primari) produce armonia nel quadro.
Una linea di pensiero sostiene che meno colori usiamo, più il quadro sarà armonico. Sarà vero? le leggende dicono che il grande pittore svedese Anders Zorn dipingesse con soli tre colori più l'aggiunta del bianco e del nero. Dal quadro qui sotto sembrerebbe così (sembra anche che nel suo studio non mancassero mai le modelle dalle tipiche fattezze nordiche).

martedì 13 aprile 2010

Frank Dicksee


Alla Tate Gallery a Londra vendevano, o forse vendono ancora, delle rubriche artistiche con le opere del museo all'interno e, sulla copertina di queste spiccava il magnifico quadro qui sopra. Naturalmente la riproduzione è più fedele di quella sopra. Rimanemmo molto impressionati da questo pittore che, tutto sommato, non è poi così tanto noto. Nato a Londra, nella seconda metà dell'ottocento, Frank Dicksee si ditinse sopratutto per le sue rappresentazioni storico mitologiche. Pur essendo associabile alla corrente dei preraffaeliti, Dicksee possiede una tecnica di rappresentazione unica. Le superfici dei quadri sono movimentate e piene di vita e non lisce e monotone come le tele di altri suoi contomporanei. La scelta dei soggetti e la loro forza, sia nel movimento che nel contenuto simbolico, sono straordinari.



Qui sopra "La belle dame sans Merci"

venerdì 9 aprile 2010

Muscoli del dorso


Potrebbe tornare utile all'illustratore conoscere la muscolatura del corpo umano. Come aveva giustamente osservato Leonardo da Vinci, però, è bene rappresentare le figure senza gonfiare tutti i muscoli contemporaneamente. Questo perchè ogni movimento implica uno sforzo diverso (Rambo potrebbe costituire un controesempio?).

mercoledì 7 aprile 2010

Zdenek Burian


http://www.youtube.com/watch?v=ZZE4sqN4D0Q

Nel link sopra, un filmato interessante sull' illustratore di libri della preistoria che per primo ha interpretato i dinosauri in modo moderno: Zdenek Burian. Il filmato mostra alcuni dei suoi lavori, con una musica di sottofondo leggermente psicadelica, che crea un atmosfera onirica. Burian usava modellini dei dinosauri da lui creati come fonte di ispirazione per i quadri.

martedì 30 marzo 2010

Zeusi e Parrasio


Un passo di Plinio il vecchio racconta di due considerati fra i maggiori pittori della Grecia antica: Zeusi e Parrasio. Egli narra che, in una competizione pittorica, Zeusi dipinse dell'uva così realistica che, alcuni uccelli, passando lì per caso, non poterono far a meno di avventarsi di sopra. Zeusi, tronfio di orgoglio disse allora a Parrasio di togliere il telo e di scoprire la sua opera. Ma rimase di sasso quando scoprì che il telo, che lui pensava coprisse il quadro, era il dipinto stesso.
Nel quadro dell'800 sopra, Eleuterio Pagliano raffigura la scena in cui Zeusi convoca cinque donne diverse per comporre il suo dipinto di Elena, a Crotone.
Da personaggio bizzarro, sembra che Zeusi sia morto, al culmine della sua carriera, dal troppo ridere mentre stava effettuando il ritratto di una donna, sembra, oltremodo buffa.

Tratteggio e...indiani

Dal punto di vista accademico, almeno secondo quanto insegnava il pittore Walter Falzari, il tratteggio dovrebbe essere compiuto, a carboncino, in diagonale. Questa regola si è poi evoluta e spesso si tende a seguire, con le linee del tratteggio, la direzione dei piani del volto o dell'oggetto che si sta disegnando.
In alcuni casi, poi, può essere di maggior effetto la sfumatura. Con la matita le regole sono le stesse, tranne il fatto che, se lavoriamo in piccolo, possiamo appoggiare la mano al tavolo e tenere la matita in modo convenzionale (cioè nello stesso modo in cui scriviamo).



Due disegni a matita di Roberto in cui è stato utilizzato un mix dei tratteggi descritti sopra.